24 giugno 2026, la notte di San Giovanni
La notte di San Giovanni, tra il 23 e il 24 giugno, trae origine dalle celebrazioni pagane e rurali del solstizio d'estate, che cade il 21 giugno nell'emisfero settentrionale, il cui rito principale era quello di accendere un fuoco, che dava più "forza" al Sole, sempre più "debole", a causa del progressivo accorciarsi delle giornate. Le persone si riunivano in cerchio davanti al falò, e, pronunciando formule magiche saltavano, tenendosi per mano, nel fuoco purificatore.
La festa cristiana di San Giovanni Battista cade il 24 giugno, sei mesi prima della vigilia della nascita di Gesù, il 25 dicembre.
In tempi più recenti, è tornata in auge l’usanza di preparare, nella notte tra il 23 ed il 24 giugno l'acqua di San Giovanni, dalle virtù curative e protettrici, con fiori ed erbe, lasciati in una bacinella d’acqua tutta la notte all'aperto, a raccogliere la rugiada. Si raccolgono foglie e fiori, soprattutto di iperico (l’erba di San Giovanni), la lavanda e il rosmarino, la malva, fiori e foglie di menta, salvia, ma anche i fiordalisi, i papaveri, le rose o la camomilla.
La mattina del 24 giugno, l’acqua di San Giovanni si utilizza per lavare mani e viso, per ricevere amore, fortuna e salute.La tradizione, inoltre, narra che l'acqua di san Giovanni fosse utile per far ricrescere i capelli, favorire la fecondità, curare la pelle ed allontanare le malattie.
In Lunario Romano 1976. Feste e cerimonie nella tradizione romana e laziale, a cura del Gruppo Culturale di Roma e del Lazio, Roma 1976, Mimì Carreras descrive “la festa romana di San Giovanni”, rievocandone le origini dalle feste Palilie, riprese dai Sabini, in onore della dea della pastorizia, Pales, celebrata il 21 aprile, per propiziare raccolti e abbondanza di bestiame. Coincidendo successivamente con la data della nascita di Roma, la festa continuava ad essere celebrata dai sacrifici dei frates Arvales alla dea Cerere con falò dapprima sul Palatino e in epoca augustea nel Campus Lateranensis.
In epoca cristiana, “le Palilie furono sostituite dalle Rogazioni che nelle campagne si celebrano anche oggi, con processioni di penitenza, tre giorni prima dell’Ascensione per invocare la bnenedizione e la protezione dei raccolti”. (p. 154 e segg)

La festa si fuse con il giorno dedicato a San Giovanni, la cui basilica sorge proprio sul Laterano. L’eco degli antichi riti associati a Diana, le Arpie che insidiavano i raccolti, torna nella notte del 23 giugno, in cui il popolo, con rumori, falò, bastoni e amuleti, aspettava il passaggio delle streghe dirette a Benevento per la notte di sabba.
Successivamente, si aggiunsero sui prati fra la Basilica e Santa Croce, canti, balli e libagioni a base di lumache cotte nel sugo: “er sughetto era fatto co ojo, ajo, alice, pommidoro e peperoncino”.
Ma ci si scambiavano anche profumati mazzetti di “spighette”, “garofoletti di San Giovanni”, i garofanini che venivano benedetti il 23 giugno e portati agli infermi.
“Prima del 1870, la festa finiva all’alba, quando sparava il cannone di Castello. Il Papa usciva dal Vaticano in carrozza di gala, accompagnato dal Senatore di Roma e dai Cardinali, per recarsi a celebrare il pontificale a San Giovanni.”
Dal 1891 si svolgeva anche un concorso per la “canzonetta romana” e sfilate di carri mascherati. La tradizione proseguì fino alla Seconda Guerra Mondiale che irrimediabilmente portò ad un mutamento di usanze e abitudini.
Nel territorio metropolitano, perlopiù San Giovanni (Decollato) si festeggia ad agosto: troviamo notizia di festeggiamenti il 24 giugno a Cineto Romano, di cui è santo patrono. Giochi popolari, come la corsa dei sacchi o dei bigonci, abbuffate di spaghetti e altri concorsi rustici allietano la festa popolare che affianca la processione.
A Civitavecchia, “la lumacata che ha luogo la sera del 23 giugno, vigilia della festa di San Giovanni Battista, è senza dubbio una delle più genuine manifestazioni, folkloristiche-culinarie civitavecchiesi […] La festa di San Giovanni è la festa della socialità. La lumacata infatti non si può fare da soli. È necessario stare insieme con i parenti, con gli amici, con i vicini di casa, con chicchessia.
Civitavecchia ha mutuato questa festa da Roma […] Anche a Civitavecchia la festa viene localizzata nel quartiere che da San Giovanni prende il nome. “
Terminato il pasto a base di lumache al sugo di aglio e peperoncino, innaffiato da abbondante vino, anche a Civitavecchia si esibivano orchestre e cantanti popolari fino al gran finale, a mezzanotte, in cui “- a suon di campane di coccio (campanacci), trombette, botti e altri rumori propiziatori – concludeva la serata”. Da La festa di San Giovanni a Civitavecchia, di Giuliano Malizia, in Lazio, Ieri e Oggi, Anno XXII, n.9 settembre 1986 pp 196-197
Fonti:
wikipedia
Lunario Romano 1976. Feste e cerimonie nella tradizione romana e laziale, a cura del Gruppo Culturale di Roma e del Lazio, Roma 1976 BIBL CMRC D 214
Colangeli Mario, Fraschetti Anna, Alla scoperta delle Feste e sagre popolari nel Lazio, Viterbo, 1981 BIBL CMRC C 81 A
La festa di San Giovanni a Civitavecchia, di Giuliano Malizia, in Lazio, Ieri e Oggi, Anno XXII, n.9 settembre 1986 pp 196-197 BIBL CMRC RIv. B 48




