Stendhal e Albano

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 “La foresta della Faiola, i cui alberi giganteschi ricoprono un antico vulcano, fu l'ultimo teatro delle imprese di Marco Sciarra. Tutti i viaggiatori vi diranno che è il posto più bello di quella stupenda campagna romana, il cui fosco aspetto sembra fatto apposta per la tragedia. Essa incorona con la sua nera verdura le vette del monte Albano”
E’ in questo luogo che Stendhal ambientò idealmente la drammatica vicenda dell’amore impossibile tra Elena Campireali, donna d'illustre casata, e il brigante Giulio Branciforti, sullo sfondo di un Albano nella prima metà del Cinquecento. Lì in quel “[…] Monte Cavo, che si innalza circondato dalle cupe ombre della Faiola, ne è il punto culminante. Dappertutto si vede, da Terracina e da Ostia come da Roma e da Tivoli, e l'orizzonte di Roma così noto ai viaggiatori è limitato a mezzogiorno dai colli albani, oggi gremiti di ville… Da questo punto, che domina tutta la campagna romana, all'ora del tramonto, si scorge il mare, e sembra a due passi benché sia a tre o quattro leghe. Si distinguono fin le più piccole barche; col più debole cannocchiale si possono contare le persone che vanno a Napoli sul bastimento a vapore. Da tutte le altre parti lo sguardo spazia su una splendida pianura che è limitata a levante dall'Appennino, sopra Palestrina, e a settentrione da San Pietro e dagli altri edifici di Roma.”
Per Stendhal, come per tanti altri scrittori, poeti e pittori di ogni secolo, l'Italia rappresenta la terra dell’altrove e della felicità e Roma e la sua campagna un luogo di ispirazione letteraria. E’ proprio nella magia dei luoghi intorno alla Capitale che il romanziere francese dà alla luce il suo primo romanzo breve “La Badessa di Castro”, che molti critici hanno definito una prova generale de “La certosa di Parma” e che vede in Albano e i suoi dintorni dei protagonisti indiscussi.
Il romanzo racconta un amore impossibile, durato dodici anni, che si conclude con la morte degli amanti; sullo sfondo, i palazzi nobiliari, le rovine romane e la folta foresta della Fajola, rifugio dei banditi là dove oggi sorge il convento di Palazzola.
La storia, seppur romanzata, si fondava su fatti reali, testimoniati dal fortunoso ritrovamento nel 1833 di alcuni plichi contenenti relazioni di omicidi e pene capitali risalenti al Cinquecento. Pieno di curiosità, Stendhal si fece tradurre e trascrivere gli scritti, ricavandone quattro cronache: “Vittoria Accoramboni”, “I Cenci”, “La duchessa di Palliano” e appunto “La badessa di Castro”. Ulteriore prova del fatto che la storia narrata fosse realmente accaduta è la presenza di alcuni dipinti della bella Elena nella Galleria Farnese realizzati dal pittore Correggio.

Risorse digitali:

https://i.pinimg.com/originals/e7/58/80/e75880b9e9318a12a67bc14b23f54243...

http://www.liberliber.it/mediateca/libri/s/stendhal/la_badessa_di_castro...

 

Dal libro è stato tratto un film omonimo, del 1974, per la regia di Armando Crispino con Barbara Bouchet, Pier Paolo Capponi, Antonio Cantafora, Mara Venier. La storia è stata anche trasposta in una fiction televisiva del 2009 “Il Falco e la Colomba”

 

https://www.ivid.it/trailer/film/1974/la-badessa-di-castro/clip-italiana-22533.html

trailer e locandina 
 

 

 

 

 

 

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